Gubbio, 14 ottobre 2026. Nel Consiglio comunale di ieri il gruppo Gubbio Futura ha votato contro l’ordine del giorno del consigliere Luigi Girlanda che introduce una componente maschile nella Commissione Pari Opportunità. Il provvedimento è passato con 16 voti favorevoli e 4 contrari. Rivendichiamo quel voto. La discussione che lo ha preceduto ha reso ancora più evidenti le ragioni della nostra opposizione.

Commissione Pari Opportunità di Gubbio, un presidio di rappresentanza e autonomia

La Commissione, istituita nel 1996, è uno spazio istituzionale che le donne di Gubbio hanno costruito per portare nelle sedi decisionali problemi che altrimenti faticano a trovare ascolto. La sua funzione pubblica è dimostrata dai risultati, dalle battaglie sul consultorio e sulla carenza di personale ginecologico fino al lavoro quotidiano sul territorio.

Anche la sua storia merita di essere ricordata. Nei primi anni il regolamento non precludeva l’accesso agli uomini, ma nessuno chiese di farne parte. Introdurre oggi una componente maschile, senza aver coinvolto la Commissione nel percorso che ha portato alla decisione, significa ignorarne l’autonomia e trattare come superato un presidio di rappresentanza che continua a essere necessario. Già nel dibattito parlamentare del 1987 sull’istituzione della Commissione nazionale, l’autonomia e la soggettività politica dei movimenti delle donne erano questioni centrali. Difendere questa autonomia significa riconoscere le donne come soggetti politici, capaci di definire le proprie forme e modalità di rappresentanza.

Il dibattito in Consiglio comunale e le disuguaglianze di genere

A dimostrare questa necessità è stato il Consiglio stesso. Si è parlato poco del merito dell’ordine del giorno e molto, invece, di una presunta parità già raggiunta. Diversi interventi della maggioranza hanno descritto una condizione femminile ormai pacificata, citando come prova il buon equilibrio nella divisione del carico domestico con le proprie mogli.

L’esperienza privata di alcuni consiglieri è stata così proposta come misura della condizione di tutte le donne, mettendo da parte le disuguaglianze nel lavoro, nella cura e nella rappresentanza. L’esistenza di diritti formalmente riconosciuti però, non dimostra da sola che siano venuti meno gli ostacoli che impediscono alle donne di esercitarli (economici, culturali, simbolici), ed è proprio questa distanza a rendere necessaria ancora oggi l’esistenza degli organismi di pari opportunità. Chi amministra ha il dovere di confrontarsi con la realtà sociale, anche quando contraddice la propria esperienza personale. Ridurre una questione politica a un resoconto familiare significa sottrarsi a questa responsabilità e ignorare dati, ricerche e analisi che dovrebbero orientare le politiche pubbliche. La condizione delle donne si misura su queste basi, non su chi ha preparato il caffè quella mattina.

Quando la consigliera Simona Minelli, di Liberi e Democratici, ha fatto notare quanto questi argomenti fossero fuori fuoco, è stata allontanata dall’aula.

Gli attacchi personali alle donne impoveriscono il confronto politico

Ancora più rivelatore è stato l’intervento della consigliera Martinozzi, di Fratelli d’Italia, che alla collega Minelli ha opposto un giudizio sulle sue scelte personali anziché un argomento sull’ordine del giorno. Tale ragionamento attribuisce alle donne la responsabilità delle violenze subite, spostandola dalla condotta di chi le mette in atto. Il confronto su un organismo istituzionale si trasforma così in una sentenza di condanna alla capacità di scelta delle donne.

Che a esprimere quel giudizio sia un’altra donna non ne attenua il significato politico. Appartenere al genere femminile non mette automaticamente al riparo da una cultura che chiede alle donne di giustificare le proprie scelte e le rende responsabili persino delle condotte altrui. È anche per educare a riconoscere e contrastare questi meccanismi, da chiunque vengano riprodotti, che serve una Commissione Pari Opportunità.

Il consigliere Rocco Girlanda si è spinto oltre, negando l’esistenza del divario salariale di genere e dei femminicidi. Negare le disuguaglianze e la violenza contro le donne non le cancella, ma indebolisce la capacità delle istituzioni di riconoscerle e contrastarle. Su affermazioni smentite dai dati e dalla cronaca non intendiamo concedere ulteriore spazio.

Alla consigliera Minelli va la nostra solidarietà.

Gubbio Futura, difendere e rafforzare la Commissione Pari Opportunità

La vicenda si conclude con una decisione che interviene su uno spazio nato per l’autodeterminazione femminile, ignorando le ragioni di dissenso espresse dalle sue componenti. Si pretende di parlare di pari opportunità mentre si nega valore alla parola delle donne direttamente coinvolte. È una contraddizione politica che il voto della maggioranza non risolve.

Per questo la Commissione Pari Opportunità va difesa e rafforzata. La sua autonomia non può diventare il terreno di rivendicazioni ideologiche e antistoriche.

Gubbio Futura continuerà a sostenerne gli obiettivi e a lavorare con le sue componenti. Chiediamo un confronto che ne riconosca il ruolo, rispetti il lavoro svolto e affronti le disuguaglianze concrete. La responsabilità della politica è rendere effettive le pari opportunità.

Gruppo consiliare Gubbio Futura
Leonardo Nafissi, Jacopo Cicci, Federica Cicci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *