La maggioranza delibera la messa in liquidazione della società senza chiarire perché siano state escluse le alternative previste dalla legge. Una scelta politica che rischia di produrre gravi conseguenze per la società, i servizi pubblici e la città.

La liquidazione di Gubbio Cultura e Multiservizi S.r.l. (GCM) è una scelta politica della giunta Fiorucci, non un obbligo automatico come si cerca di far credere. Scelta operata senza fornire prospettive per la società, per i suoi servizi e per il personale.

La liquidazione non è l’unica strada prevista dalla legge

La normativa prevede diverse possibilità quando le perdite compromettono il capitale sociale: intervenire sul capitale, trasformare la società oppure procedere al suo scioglimento, secondo le condizioni stabilite dal Codice civile e dalla disciplina delle società a partecipazione pubblica.

La perdita del capitale non determina quindi, di per sé, l’obbligo immediato di liquidazione, ma impone l’adozione dei provvedimenti previsti dalla legge. Spetta agli organi competenti individuare una soluzione legittima e sostenibile e, nel caso del Comune, motivare adeguatamente le scelte compiute nell’esercizio dei propri poteri di socio pubblico.

Basta leggere, tra gli altri documenti, la Relazione sulla gestione, che a pagina 5, nella parte dedicata alla prospettiva della continuità aziendale, afferma: «L’azienda costituisce un complesso economico funzionante, destinato ad operare almeno per un prevedibile arco di tempo futuro (12 mesi dalla data di riferimento del bilancio)».

La relazione dell’amministratore unico descrive inoltre una società pienamente operativa, che realizza progetti, garantisce servizi e prospetta un piano di rilancio. La situazione contabile al 30 settembre 2026, secondo quanto riferito dall’amministratore unico, dott. Linci, anche nel Consiglio comunale, mostrerebbe chiari segnali di ripresa, soprattutto grazie alla ripresa dell’attività della farmacia, per la quale si prospetta il raggiungimento del pareggio e, possibilmente, di un risultato positivo già nell’anno in corso.

La società dispone inoltre di lavoratori che continuano a garantire, con professionalità e continuità, servizi importanti per la città.

Il piano di risanamento: un’alternativa da valutare

L’articolo 14 del Testo unico sulle società a partecipazione pubblica (TUSP) disciplina le situazioni di crisi e gli interventi di risanamento, ponendo precise condizioni all’utilizzo di risorse pubbliche.

La ricapitalizzazione non può ridursi a un semplice ripianamento delle perdite, ma deve essere sostenuta da un piano di ristrutturazione serio e attendibile, capace di dimostrare concrete prospettive di recupero dell’equilibrio economico e finanziario, nel rispetto degli ulteriori limiti previsti dalla normativa.

Occorre cioè verificare se le perdite siano il risultato di una crisi irreversibile oppure se possano essere affrontate attraverso interventi organizzativi, economici e gestionali che consentano alla società di tornare progressivamente in equilibrio.

È proprio questa la valutazione che la città ha il diritto di conoscere: per quali ragioni la maggioranza ritiene impraticabile un piano di risanamento e preferisce la liquidazione?

Sorge il dubbio che ci sia la volontà di assegnare i servizi e la farmacia ad altri soggetti privati. 

Le responsabilità del Comune di Gubbio nella gestione della società

La città deve sapere che il Comune di Gubbio, oltre a detenere il 100% del capitale della GCM, esercita sulla società il controllo analogo, ne determina gli indirizzi strategici e nomina l’amministratore unico.

La società costituisce dunque uno strumento totalmente in house attraverso il quale l’Amministrazione organizza e gestisce una parte dei servizi pubblici cittadini.

Questo comporta precise responsabilità politiche, amministrative e di vigilanza rispetto alle scelte gestionali e all’andamento della partecipata.

La liquidazione non cancella i debiti della società, né elimina le responsabilità eventualmente maturate nella sua gestione. Pur restando ferma l’autonomia patrimoniale della S.r.l., il Comune non può considerarsi estraneo alle conseguenze delle proprie decisioni di indirizzo e controllo.

Da oltre due anni la giunta Fiorucci governa la città. Eppure, soltanto oggi sembra prendere pienamente atto delle condizioni economiche della società, senza spiegare adeguatamente quali interventi siano stati programmati per prevenire o contenere le perdite.

La vicenda della farmacia comunale è particolarmente significativa. I lavori di piazza 40 Martiri, programmati e conosciuti da tempo, hanno inevitabilmente inciso sulle condizioni di esercizio dell’attività. Perché non sono state adottate tempestivamente contromisure adeguate, valutando anche l’eventuale trasferimento temporaneo della farmacia durante il periodo dei lavori?

L’inerzia dell’Amministrazione ha contribuito, a nostro giudizio, ad aggravare una situazione che avrebbe richiesto programmazione e capacità di intervento. Oggi la maggioranza pensa di correre ai ripari proponendo una liquidazione le cui conseguenze rischiano di ricadere sull’intera città.

Le perdite della GCM: farmacia e servizi comunali

Il bilancio 2025 evidenzia due principali fattori che hanno inciso negativamente sulla situazione economica della società.

La farmacia comunale. Durante i lavori di piazza 40 Martiri ha registrato, secondo quanto riportato nella documentazione societaria, una riduzione di circa un terzo dei ricavi. Si tratta di una condizione collegata a una circostanza straordinaria e temporalmente definita, che merita di essere valutata anche alla luce della conclusione degli interventi e delle prospettive di ripresa dell’attività.

Gli altri servizi comunali. Musei, IAT, ascensori e Digipass vengono remunerati dal Comune, secondo quanto emerge dalla relazione al bilancio, con corrispettivi inferiori ai costi effettivamente sostenuti dalla società, contribuendo così alla formazione di ulteriori perdite.

Siamo quindi di fronte a due situazioni sulle quali l’Amministrazione avrebbe potuto e potrebbe intervenire.

Nel primo caso, attraverso un’adeguata programmazione e misure organizzative capaci di limitare le conseguenze dei lavori sulla farmacia; nel secondo, attraverso una revisione delle condizioni economiche degli affidamenti e una verifica della sostenibilità dei servizi richiesti alla partecipata.

Se il Comune affida alla propria società servizi che remunera sistematicamente meno del loro costo, non può poi considerare le perdite che ne derivano come un problema esclusivamente imputabile alla società.

Pertanto ben si comprende come queste criticità siano tutt’altro che strutturali e irreversibili, ed anzi si stanno dimostrando già in buona parte superate, in particolare quelle della farmacia che rappresenta l’asse portante della società.

È su queste cause, sulle possibili soluzioni e sulle prospettive di recupero dell’equilibrio economico che sarebbe stato necessario costruire un confronto serio e trasparente in Consiglio comunale, rivendicato dalle minoranze ma anche dalla stessa maggioranza.

Le risorse accantonate e la possibilità di ricapitalizzazione

Infine, il Comune di Gubbio ha già provveduto obbligatoriamente, come previsto dalla legge, a effettuare i necessari accantonamenti prudenziali per 412.000 euro e ha previsto, attraverso un residuo dell’avanzo di bilancio, ulteriori 149.000 euro destinati alla ricapitalizzazione della società.

Ha quindi già individuato risorse per complessivi 561.000 euro, che potrebbero essere utilizzate, alle condizioni previste dalla legge, per affrontare le perdite generatesi in questi due anni, anche a causa della sua inerzia.

Anziché valutare concretamente questa possibilità nell’ambito di un piano di risanamento, l’Amministrazione sceglie la strada della liquidazione.

Una scelta politica le cui conseguenze ricadranno sulla città

In conclusione, anziché presentarsi davanti al Consiglio comunale e alla città con un’analisi convincente delle cause delle perdite, delle responsabilità gestionali e delle alternative concretamente percorribili, dopo oltre due anni di governo la maggioranza sceglie la strada della liquidazione.

Una scelta che non può essere presentata semplicemente come una conseguenza inevitabile della legge, senza dimostrare perché le altre possibilità non siano praticabili e senza offrire soluzioni concrete.

La giunta Fiorucci non può sottrarsi alle proprie responsabilità politiche scaricando sulla società le conseguenze di decisioni e omissioni che chiamano direttamente in causa l’Amministrazione comunale stessa.

La città ha il diritto di sapere perché non sia stato perseguito un credibile piano di rilancio, quali siano le effettive conseguenze economiche della liquidazione, quale futuro attenda i lavoratori e come saranno garantiti i servizi oggi affidati alla Gubbio Cultura e Multiservizi.

Perché la liquidazione non può diventare un modo per chiudere una vicenda senza affrontarne le cause. E il rischio è che, ancora una volta, a pagare il prezzo delle scelte politiche siano i cittadini di Gubbio.

Gruppo consiliare Gubbio Futura
Leonardo Nafissi, Jacopo Cicci, Federica Cicci

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